Evernote et al.

Scrivere su Evernote mi da la stessa sensazione di entrare in un negozio di articoli regalo per cerimonie.

Sono tutti oggetti belli da vedere sulle scansie ma dentro lo sai che sono sovrapprezzati e non piaceranno minimamente agli sposi.

La potenza di Bear invece risiede nella struttura simile ad un linguaggio di programmazione sulla quale poggia e mi da sempre la sensazione di poterlo customizzare ed esportare instantaneamente in qualunque formato proprio perché scritto in markdown. Inoltre ha di gran lunga il giusto balance tra minimalismo ed efficienza. Una grave mancanza invece è l’attuale impossibilita di condividere ed elaborare la nota con altri utenti.

Vorrei tanto potermi fidare di OneNote perché è di Microsoft – e vorrei tanto potermi fidare di Microsoft – però puntualmente rimango sempre deluso. Ha il grande vantaggio di essere disponibile su qualsiasi mezzo però si paga subito la enorme lentezza nella sincronizzazione, la struttura del testo che varia da dispositivi a dispositivo – in generale la struttura a quaderni e capitoli che presuppone un uso quasi esclusivo rispetto a a cartelle e file.

Dato la poca trasparenza e velocità nella sincronizzazione,varie volte si sono perse delle note che avevo scritto allora non ho più fiducia nel mezzo. É la stessa cosa con Skype: vorrei tanto usarlo come chat ma non mi posso fidare perché mi ha scottato troppe volte e telegram è meglio (da buon nerd che si rispetti).

 

Ce ne sono molte altre di appicazioni che ho usato nel tempo – ad esempio Google Documents – per la gestione degli appunti. Ma ho sempre quella sottile sensazione di non avere pieno controllo dei miei file. Come se tutto potesse essere cancellato in un puff.

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